Recensione

Andrea Allerkamp, Dagmar Mirbach (a cura di), Schönes Denken. A.G. Baumgarten im Spannungsfeld zwischen Ästhetik, Logik und Ethik, fascicolo speciale n. 15 della “Zeitschrift für Ästhetik und Allgemeine Kunstwissenschaft”, Hamburg, Felix Meiner Verlag, 2016

 

La ricerca baumgarteniana, in questi anni molto prolifica, si è di recente arricchita degli atti del convegno dedicato al filosofo tedesco per i 300 anni dalla nascita (1714-2014). Il simposio è stato organizzato da Andrea Allerkamp e Dagmar Mirbach al­l’U­niversità di Francoforte sull’Oder, Ateneo nel quale Baumgarten ha ricoperto l’incarico di professore ordinario di Filosofia per più di un ventennio (1740-1762).

Il congresso ha inteso interrogare quella soglia epocale che è la metà del diciottesimo secolo alla luce del pensiero di Baum­garten, e in particolare dell’Aesthetica, di cui proprio nel 1750 veniva pubblicato il primo volume. In effetti, la costituzione di una scienza estetica si inserisce in quella Sattelzeit, in quel tempo assiale individuato da Koselleck, che mobilita l’o­riz­zonte dell’esperienza, innescando un rinnovamento della stessa terminologia filosofica. Cruciale in questo contesto di grandi mutamenti sarà dunque il tentativo di delineare nel modo più accurato possibile tanto la relazione instaurata dal­l’e­stetica con le discipline da cui ha maggiormente attinto, in primis poetica e retorica, quanto il rinnovamento che ha apportato in seno alla filosofia razionalistica. Proprio da una feconda interazione tra queste cornici epistemologiche scaturisce il senso più profondo dello Schönes Denken ricordato nel titolo, dove il bello è al contempo un oggetto del pensiero e la sua possibile cifra costitutiva, di cui l’estetica si propone come ars.

Per articolare una simile problematica, Allerkamp e Mirbach convocano una ricca assemblea di esperti baumgartenisti, i cui contributi vengono organizzati in quattro sezioni: 1) estetica, sistematica ed episteme; 2) retorica e poetica; 3) etica e diritto di natura; 4) orizzonti e risonanze. Data la ricchezza e la quantità degli interventi presentati, il punto sarà in questa sede solo quello di offrire qualche spunto per un ulteriore approfondimento, in particolare per quanto riguarda l’estetica. Diversi elementi significativi emergono già nel primo saggio, firmato da Haverkamp: questi vede in Baumgarten l’ultimo rappresentante della poetica latina del Rinascimento, il quale, facendosi erede di una millenaria tradizione, riesce a fondare una disciplina che esorbita dai canali retorico-poetici di partenza, senza reciderne peraltro i molteplici legami.

Fulcro di tale disciplina sarà il riconoscimento di un peculiare regime di verità – la verità estetica – che l’articolo di Adler aiuta a comprendere nei suoi rapporti con la verità metafisica e la verità logica. Particolarmente rilevante a questo proposito è il testo di Raulet, che rilegge l’opera di quel “rivoluzionario silenzioso” che è Baumgarten dal punto di vista della logica inventionis – argomento su cui aveva insistito di recente anche Stefanie Buchenau nel suo eccellente volume sulla fondazione della scienza estetica in Germania. Raulet mette in luce l’in­treccio costitutivo di questioni retoriche e questioni gnoseologiche relative alla cognitio sensitiva, un intreccio che consente di mostrare ad un tempo i motivi che legano Baumgarten con una tradizione moderna dell’inventio derivante da Bacone e l’originalità del suo progetto filosofico. È da basi simili che parte anche l’intervento di Campe, il quale sottolinea il nesso, presente in Baumgarten, tra la techne retorica e la techne in accezione moderna, la tecnica, che ha nell’esperimento scientifico il proprio centro di gravitazione. Fondamentali in tal senso sono gli esercizi estetici, a cui Frey dedica il proprio contributo, con specifico riguardo alla questione dell’improvvisa­zio­ne e al diverso uso che Baumgarten ne fa rispetto a Quintiliano.

È in particolare Constanze Peres ad approfondire il duplice volto dell’estetica di Baumgarten, ad un tempo filosofia del­l’ar­te e ars empirica, capace dunque di fungere da fondamento teorico non solo per l’azione creativa del genio, ma anche per la riflessione dello scienziato naturale, come dimostra l’im­portante analisi sulla mantica. La versatilità di Baumgarten viene messa in luce anche dal doppio articolo di Allerkamp e Mirbach sulla rivista pubblicata da Baumgarten all’inizio degli anni quaranta, i “Philosophische Briefe von Aletheophilus”: mentre la prima studiosa si occupa in particolare del motivo della fonte della verità nello scritto baumgarteniano, Mirbach fornisce un’analisi volta a situare la rivista nel suo proprio contesto di riferimento e alle possibili suggestioni che hanno spinto Baumgarten ad adottare quel peculiare pseudonimo.

L’attenzione al contesto in cui Baumgarten matura il proprio pensiero è senz’altro presente nell’ottimo articolo di Clemens Schwaiger, il quale esamina i Prolegomena dell’Ethica philosophica, dove Baumgarten difende l’idea di un’etica specificamente filosofica contro le possibili obiezioni di stampo teologico, lasciando emergere in controluce la propria posizione, che trova il proprio cardine nella coltivazione di una conoscenza viva ed efficace memore della lezione pietista. Gli influssi teologici sulla filosofia di Baumgarten ritornano nell’arti­co­lo di Simon Grote, il quale tematizza in particolare la questione del gusto. Evitando di cadere nella trappola della narrazione monocausale che vorrebbe vedere nel gusto estetico il prodotto o la secolarizzazione del gusto spirituale, Grote mostra piuttosto la complessità dei rapporti tra i due piani: il progetto baumgarteniano di una scienza estetica consente in questa chiave di legittimare su nuove basi la dimensione aistetico-emozionale difesa dal Pietismo, di contro alle radicalizzazioni dell’intellettualismo wolffiano.

Le sollecitazioni che derivano da questa importante raccolta sono immense sia per la qualità dei contributi sia per la varietà dei temi, fornendo un ritratto a tutto tondo di un autore fondamentale dell’estetica illuminista e al contempo un trampolino imprescindibile per le ricerche future.

Alessandro Nannini

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