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Le carte della memoria

Le carte della memoria

Collana diretta da
Stefano Raimondi (Libera Università dell’Autobiografia, Anghiari) e Roberto Revello (Università dell’Insubria, Varese)

Comitato scientifico
Renato Boccali (Università IULM, Milano) José Santos Herceg (IDEA, Universidad De Santiago de Chile) Cathy Leblanc (Université Catholique de Lille) Carolina Pizarro Cortéz (IDEA, Universidad De Santiago de Chile) Stefano Raimondi (Libera Università dell’Autobiografia, Anghiari) Roberto Revello (Università degli Studi dell’Insubria, Varese) Laura Scarabelli (Università degli Studi di Milano)

Comitato redazionale
Francesca Adamo (Gruppo editoriale MIM edizioni)

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  1. € 13,30 € 14,00

    Questo lavoro presenta uno sguardo particolare sulle circostanze che caratterizzarono il conflitto in Bosnia ed Erzegovina nel periodo 1992-1995. Partendo dal concetto di totalitarismo, l’autore ha inteso ricostruire quei rapporti tra cultura, religione, storia e politica che troppo spesso sono passati nel silenzio e che, tuttavia, sono fondamentali per chiunque voglia comprendere le condizioni che hanno determinato il tentativo di eliminare un’intera etnia da quella che, ancora oggi, la politica e i media vogliono condannata a un’impercettibile ambiguità ontologica: essere o non essere Europa.


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    La ricerca presentata si fonda sull’ipotesi che Primo Levi fin dalle prime pagine di Se questo è un uomo abbia sempre avvertito la dicotomia “vittime-carnefici” come una semplificazione eccessiva per una comprensione autentica dell’infamia del Lager. Il costrutto della “zona grigia” è presente, secondo l’autore, in tutto il processo testimoniale e creativo di Levi. Attraverso una riflessione connessa consapevolmente alla epistemologia della complessità ed emotivamente a una elaborazione del suo Io, la “zona grigia” si è definita sempre più, fino alla categorizzazione ne I sommersi e i salvati e al pervenire a una visione a “tre” della fenomenologia concentrazionaria: i carnefici, le vittime e coloro che tra le vittime (i “salvati”) sono stati toccati da questa esperienza. L’autore, in relazione a una lunga carriera professionale, propone “ascoltando” Levi che le esperienze del Lager possano avere, anche se ovviamente con esiti meno terribili, una mimesi in uno “stabilimento industriale”, indicando una estensione del costrutto della “zona grigia” nell’esperienza organizzativa contemporanea. 

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