La chair de l'art. Merleau-Ponty nelle poetiche del comportamento

Pasquale Fameli

Abstract


In the late Sixties many artists have engaged in a radical re-evaluation of the body as an artistic medium, focusing on the investigation of the behavior in its structural functions. The perception has assumed, in these experiences, a centrality equal to that taken two decades earlier in the phenomenology of Maurice Merleau-Ponty, so that we can track down precisely in thoughts of the French philosopher solid support epistemological for such artistic researches, now fully directed to more general context of the aesthetic. The poetics of Vito Acconci, Giovanni Anselmo, Vasco Bendini, Robert Morris, Bruce Nauman, Richard Serra and Giuseppe Penone are then reviewed in careful comparison with the precepts of the French phenomenologist, showing its consonance and, in some specific cases, documenting the knowledge and direct inspiration.

Sul finire degli anni Sessanta molti artisti si sono impegnati in una rivalutazione radicale del corpo come mezzo artistico, concentrandosi sull’indagine del comportamento nelle sue funzioni strutturali. La percezione ha assunto, in queste esperienze, una centralità pari a quella assunta due decenni prima nella fenomenologia di Maurice Merleau-Ponty, tanto da permetterci di rintracciare proprio nel pensiero del filosofo francese un solido sostegno epistemologico per tali ricerche artistiche, ormai pienamente rivolte al più generale ambito dell’estetico. Le poetiche di Vito Acconci, Giovanni Anselmo, Vasco Bendini, Robert Morris, Bruce Nauman, Richard Serra e Giuseppe Penone vengono quindi riesaminate in attenta comparazione con i precetti del fenomenologo francese, mostrandone le consonanze e, in alcuni specifici casi, documentandone anche la conoscenza e la diretta ispirazione.


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